La solitudine qui intesa, non eā quella contingente nella quale ciascuno puoā trovarsi, per un tempo breve o lungo, in un periodo particolare della propria vita.
La solitudine qui intesa, eā quella interiore che accompagna lāuomo per lāintera esistenza, e nonostante i piuā cari e intensi affetti.
Eā noto in ambito psicologico che giaā il bambino piccolissimo avverte questo tipo di solitudine, la sensazione ansiogena, ovvero la sensazione di essere intimamente āseparatoā dal tutto e persino dalla propria madre.
A motivo di cioā, esiste, nella primissima infanzia, il necessario rapporto simbiotico con la figura materna, riferimento di vera e propria sopravvivenza psichica ~ Tale incidente rapporto ha esiti diversi secondo la conduzione di esso da parte della madre (la quale puoā favorire o non favorire lāautonomia del piccolo), e pertanto puo' dare luogo ad un fisiologico rafforzamento, nel piccolo, della fiducia in se stesso e nel circostante, o viceversa, puo' dare luogo ad una dipendenza che ne altera le future possibilitaā.
Uscendo dallāambito psicologico, ed entrando in quello esistenziale dellāadulto, si puoā comprendere come la solitudine umana, di ogni singolo uomo, sia uno stato interiore di sofferenza, piuā o meno marcata, a volte minima e sporadicamente avvertita, secondo la sensibilitaā della persona, e secondo la sua individuale struttura di pensiero e psichica.
Di fatto, ciascuno, nella vita eā, intimamente, del tutto SOLO.
Eā solo nel suo sentire, e' solo nel suo esperire, e' solo nel suo sguardo sulle cose, e infine e' solo anche nel dover affrontare tale intima solitudine.
Eā una solitudine che nessuno dallāesterno puoā davvero raggiungere nellāanimo dellāaltro, se non percepirne ed intuirne una empatica vibrazione spirituale, cui eventualmente rispondere.
Lāuomo nasce individuo e solo ~ A tempo debito lascia il proprio corpo come un proprio abito in disuso, e, in quanto anima, in quanto frammento spirituale di un Tutto, sembra destinato, dopo una vita o dopo piuā vite, a riunirsi ad Esso, a ricomporsi con lāInfinito .
Il dramma dellāuomo non eā nella sua eventuale solitudine terrena, affettiva, esistenziale.
Eā piuttosto nella ferita della sua inappellabile solitudine interiore, che lo separa dalla realtaā sconosciuta cosƬ come un navigante eā separato senza risoluzione e con angoscia dalla riva invisibile.
In questo senso di separatezza, di individualitaā non surrogabile, netta, lāuomo ha cercato, e cerca, il suo mistero.
In tale umana istanza si sono inserite tutte le religioni, le ideologie, le dottrine e persino le mode.
Ma per ottenere un approdo che non sia un naufragio, lāuomo deve necessariamente passare attraverso se stesso, fare il tentativo ineluttabile di trovarsi, ed estrarsi il piuā possibile dalle acque dellāinconscio, per affacciarsi al di sopra di esso e riconoscere in lontananza quella luce che costituisce il punto cardinale fondamentale di tutti i naviganti, il freddo Nord, da cui partire per riprendere la navigazione.
Se ha incontrato un buon compagno/a di viaggio tanto meglio.
Ma non bisogna credere che lāimportanza del vivere evolutivo sia nel numero delle persone vicine, eā un mantra falso in cui molti sono stati portati a credere per il solito intento di massificazione.
Lāimportanza del vivere evolutivo eā sempre nella qualitaā delle persone di cui si sceglie la prossimitaā , e la qualitaā va intesa non come pregi giaā acquisiti, ma come autentica disponibilitaā ad evolvere . Ā® š