Ho ampliato questo articolo, (gia’ pubblicato), per passione personale in relazione al tema, che ripropongo nella sua particolare astrattezza ~ Il tema e' la mistificazione predatoria contro l'Uomo.
Tutto puo’ risultare labile e inefficace, oltre che dispersivo, e difforme, se non e’ individuato e attivo il focus, il centro stabile di emanazione, o di ricezione ~ Il centro, in ogni ambito, non puo’ che essere uno ~ Ogni centro autentico, ottimale, e’ uno, atto a trasmettere od a ricevere.
Il centro dell’uomo e’ nell’uomo, ed e’ il suo Focus divino, il suo divino potenziale, il suo punto di possibile connessione col Tutto.
~ “L’essere umano non ha limiti, e quando ne sara’ consapevole sara’ libero anche in questo mondo” ~ GlORDANO BRUNO.
L’essere umano si e’ lasciato secolarmente adescare e decentrare, per induzione ha mentalmente collocato il proprio centro all’esterno di se stesso, si e’ chiuso fuori, e si e’ via via perduto, ha perso il proprio Nord, ha perso quello che Steiner definiva “L’orientamento dell’uomo verso l’infinito”, e quello al quale si riferiva il Cristo quando disse: ~ “Cercate dentro di voi, non fuori di voi”~ .
L’essere umano, decentrato, ha perso la preziosa intima connessione con la Forza Superiore Universale e con le Sue Leggi.
L’essere umano, decentrato, e’ assente a se stesso, e’ la’ fuori, chissa’ dove, e’ confuso, instabile, mentre il suo centro interiore, il suo divino focus energetico, e’ occupato, usurpato, da altri, da altro, delocalizzato in luoghi illusori.
Privo del suo centro, fuori del suo centro, nessuna voce di verita’ sembra raggiungerlo, perche’ e’ assente ~ Nessuna sua emanazione e’ autentica, ne’ efficace, poiche’, perso il suo centro pregnante, l’essere umano e’ spesso soltanto un ripetitore, una eco (naturalmente, e fortunatamente, esistono le eccezioni ad ogni standard).
Quanto espongo qui di seguito, e’ certamente impopolare e controcorrente rispetto ai dettami cosiddetti solidali ed umanitari.
E valuto con cognizione la probabile inutilita’ di ripetermi.
Nondimeno avverto l’istanza intima di esprimermi, se non altro per me stessa come essere pensante, che osserva, e comunica.
La voce papalina risuona, assidua e monocorde, melliflua, sul tema del “tutti insieme”, sul tema del “solo insieme” per “salvarsi”.
Questo concetto, secolare, aggregativo e mistificante, andrebbe sottoposto alla verifica dell’acrobata equilibrista, antica metafora dell’essere umano che, sospeso sull’abisso, deve transitare fino alla sponda salvifica, percorrendo la funambolica via, (l’esistenza terrena), sulla quale riceve l’assedio distraente del Competitore del Dio Padre, ovvero l’assedio del Dio ribelle, Tentatore e Cacciatore delle anime ~ A volte l’uomo accetta l’aiuto mendace, (sempre attrattivo), offerto dal Male, e in questo suo assenso all’illusione, perde l’equilibrio, e puo’ cadere nel mucchio irretito, nella fossa comune, nell’abisso.
IN REALTA’, l’uomo, ciascun uomo, si puo’ salvare esclusivamente contando su stesso, riconquistando il proprio centro, vigilando su se stesso, avendo cura, spirituale oltre che materiale, di se stesso, e del proprio eventuale circostante, aiutando, dove possibile, (ma mai in conflitto con i valori personali e universali), e attribuendo al proprio pensiero la sovranita’ delle scelte, senza cercare fuori di se’, pur ascoltandole, le indicazioni, le soluzioni, troppo spesso superficiali o funzionali a chi le fornisce.
Ma inutile ripetere, forse, cio’ che probabilmente l’essere umano NON vuole ascoltare per la difficolta’ e l’impegno che comportano l’osservazione critica di se’ e la solitudine intellettuale del dissenso, nel mondo massificato.
Inutile ripetere, forse.
Ripetere puo’ risultare pedante a chi, in possesso di una propria confortevole o comoda sicumera, NON apprezza sollecitazioni alla fatica dell’autonomia, e preferisce restare assopito e appoggiarsi alla parete massiva, anche a costo di diventarne un mattone surrogabile.
Inutile ripetere, forse, che ciascuno dovrebbe mantenere con tenacia la direzione del proprio Nord, per non cadere, dalla corda tesa, nella voragine del nulla.
Nessun equilibrista si salva appoggiandosi ad altri, e’ una legge che ben conoscono gli acrobati, grandi esperti degli equilibri e delle relative discipline.
E’ inutile ripetere, forse.
Anche perche’, come recita un proverbio arabo: “Puoi accompagnare un cammello alla fonte, a ridosso dell’acqua, ma non puoi costringerlo a bere”.